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17 Gennaio 2014 - "Hugo Orlando. Discorsi sulle arti visive" a cura del Prof. Venanzio Raspa" ricercatore in Filosofia teoretica all'Università di Urbino

HUGO ORLANDO: "Discorsi sulle arti visive" di Venanzio Raspa
Hugo Orlando - Discorsi sulle arti visiv[...]
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RECENSIONE di Venanzio Raspa

 

«E non che mai, se non con le parole ed i segni della nostra umana esperienza, riusciremo ad esprimere la nuova tenerezza degli affetti? Se il pauroso succedersi di crisi di violenza non ha distrutto né la nostra vita né la speranza, ciò vuol dire che le forze della creazione, quelle cioè che si generano dalla struttura, sono più valide di quelle distruttive, che si generano dalla sovrastruttura della società».

 

Queste parole, poste come esergo al volume che ne raccoglie gli scritti di storia e teoria dell’arte, esprimono l’idea di Hugo Orlando sul ruolo e la responsabilità morale e civile dell’arte.


Nato a Ripabottoni il 12 luglio 1910, Ugo Orlando, che in seguito assume il nome d’arte Hugo, è il quarto di sei figli. Suo padre, Federico Orlando, è un valente decoratore e affreschista di scuola ottocentesca.

Di lui si possono ancora ammirare gli affreschi nella chiesa di Santa Maria Assunta di Ripabottoni.

 

All’età di 14 anni, il giovane Hugo inizia il suo apprendistato presso il padre, ma nel 1938, desideroso di ampliare la propria cultura pittorica, si trasferisce a Firenze, dove prosegue la propria formazione sotto la guida del prof. Gianni Vagnetti.

Nel 1939 si reca in Spagna, allo scopo di condurre degli studi su Goya.

A Siviglia esegue due grossi affreschi nel Cafe de los Amigos, centro di ritrovo per pittori e poeti andalusi.

Nel 1940 Hugo rientra in Italia e si stabilisce a Roma. Nel 1941 partecipa a varie mostre collettive romane. Nel febbraio del 1943 si trasferisce a L’Aquila, dove rimane fino al 1947. Qui collabora con un gruppo di artisti guidati dal critico d’arte Nicola Ciarletta ed espone presso la Sala Rossa del Teatro Comunale.

Nel 1945 ha luogo una sua personale a Zurigo, nel 1946 a Pistoia, nel 1947 a Prato, nel 1948 a Modena. Sempre nel ’48 rientra con la famiglia a Firenze e partecipa a diverse mostre collettive.

Nel 1957 torna a Roma e prosegue la sua attività artistica fra i cosiddetti “pittori della domenica”. Nel 1958 partecipa alla mostra collettiva presso il “Salon du Violon d’Ingres” di Lione.

Sempre nel ’58 viene premiato con medaglia d’oro alla collettiva di Frascati e con cavalletto d’oro alla IV Mostra d’Arte di Termoli; inoltre, espone in collettiva al Circolo Sabino insieme a Domenico Purificato, Sante Monachesi, Giovanni Stradone, Vittorio Miele e Renzo Vespignani.

In questo periodo assume il nome d’arte Hugo. Nel 1960 partecipa alla Rassegna d’Arte di Roma e Lazio presso il Palazzo delle Esposizioni.

Nel 1962 è di nuovo premiato con medaglia d’oro alla collettiva tenuta presso la Galleria Civica di Roma in via Milano. In questi anni passa alle poetiche informali.

Nel 1962 e nel 1963 è invitato al Premio Michetti, a Francavilla a Mare. Il 6 febbraio 1965 riceve la nomina, in qualità di Accademico Associato, a membro dell’Accademia Tiberina.

Tornato a Termoli, Hugo si impegna sia come artista che come operatore culturale e diventa un punto di riferimento per i giovani artisti molisani. Fino ad oltre la metà degli anni ’70 espone alla Mostra Nazionale del Premio Termoli. È inoltre uno dei fondatori del Premio Castello Svevo, che, quale collaboratore di Achille Pace, contribuisce a promuovere. Alla metà degli anni ’70 collabora con Raffaele Orlando e Carlo Cappella al Centro culturale “La linea dell’arte”, che, fra le sue attività, prevede corsi di pittura per adulti e bambini. Nel 1982 il Comune di Termoli gli dedica una mostra antologica, intitolata Hugo Orlando: pitture dal 1936 ad oggi, allestita presso il Castello Svevo. Nel 1987, sotto l’egida del Ministero della Cultura Spagnola, espone a Valladolid, Madrid, Barcellona, Valencia e Siviglia.

Negli ultimi anni, a partire dal 1989, organizza a Campomarino, insieme a Renato Marini e Leo Strozzieri, diverse Rassegne d’Arte Contemporanea (fra cui Duplice versante, Le due sponde) e nel 1990 partecipa, con Renato Marini, alla fondazione del Premio Campomarino e del Centro Culturale “Il Campo”. Nel 1992 ha luogo, presso “Il Campo”, la sua ultima personale, dal titolo Concreto e astratto. Il 17 settembre 1993 Hugo Orlando si spegne a Termoli. L’anno successivo, la IX Rassegna Nazionale d’Arte Contemporanea Città di Campomarino ospita un Omaggio a Hugo Orlando con opere dell’artista. Ed è del 2011 la mostra Hugo Orlando. Carte d’artista, organizzata presso l’Officina Solare Gallery di Termoli.

 

Ora, a venti anni dalla sua morte, un volume a cura di Venanzio Raspa raccoglie gli scritti di Hugo Orlando.

Si tratta per lo più di discorsi rivolti a un pubblico, che permettono, a chi lo conosceva, di riascoltarlo, ad altri, di incontrarlo per la prima volta. I testi coprono un arco di tempo che va dal 1965 a dopo la metà degli anni ’80.

Nella prima sezione, intitolata Saggi, sono raccolti scritti di teoria e storia dell’arte, nella seconda le Lezioni radiofoniche trasmesse da Radio TRT nel 1982, nella terza sezione, Riflessioni, appunti, abbozzi, si leggono estratti e annotazioni risalenti a diversi periodi di tempo. L’ultimo testo della raccolta, la Dichiarazione di poetica, introduce a una serie di tavole, 21 quadri di Hugo, che chiudono il volume.

 

In questi testi, richiamandosi ai teorici della pura visibilità e del formalismo estetico, in particolare a Konrad Fiedler e Clive Bell, Hugo Orlando espone le sue concezioni sulla storia dell’arte, il ruolo dell’artista nella società, l’emozione e la fruizione estetica. Egli è consapevole, e non manca di sottolinearlo più volte, che le sue teorie sono maturate non tanto attraverso lo studio, quanto con una lunga pratica artistica. Chi parla è un pittore, che espone il proprio giudizio sulla storia dell’arte dall’interno. Non lo scrive, ma non si va molto lontano dal vero se si dice che, secondo Hugo Orlando, l’artista è colui che a pieno titolo può parlare di arte. Ma essere artista richiede non l’iscrizione a un albo, bensì che si ami e pratichi un’arte. Pratica un’arte – è questo il messaggio che lancia Hugo –aiuta a comprendere l’arte. Egli invita a cimentarsi con l’arte – e per questo ha collaborato attivamente alla scuola d’arte.

Secondo Hugo Orlando, l’arte è evento individuale e sociale, ambito dello spirito umano che si sviluppa, oltre che per una sua dialettica interna, in rapporto alla riflessione filosofica e a seguito di un forte impegno etico da parte dell’artista. Nell’opera d’arte questi esprime l’indistinto, l’incerto, ciò che, per la sua complessità, non si lascia afferrare compiutamente. È una ferma convinzione di Hugo che l’arte concorra, insieme alla scienza, a estendere e approfondire la conoscenza: senza di essa un intero lato del mondo sarebbe perduto per l’uomo. Ma per raggiungere una creazione autonoma non ci si può affidare alla sola spontaneità, perché se è vero che vedere è conoscere, è anche vero che la conoscenza del mondo – nel caso della pittura, la visione del mondo – non è un fatto puro o neutrale. «Noi vediamo ciò che impariamo a vedere». Queste tesi teoriche trovano riscontro, a cavallo fra ’800 e ’900, nella ricerca di nuove soluzioni pittoriche.

Nei suoi discorsi, Hugo Orlando ci fa ripercorrere un pezzo di storia dell’arte, da Cézanne a Masson, dalla critica del naturalismo alla pittura informale. In passato, molta pittura ha rappresentato il visibile, la visione del mondo era legata alla rappresentazione della realtà e delle apparenze della natura. Con la critica del naturalismo è nata un’arte svincolata dalla rappresentazione della natura. Ciò ha avuto una portata liberatoria per l’artista, poiché liberava l’immaginazione e qualsiasi creazione della mente dai lacci imposti loro dall’ordine naturale delle cose. E tuttavia l’«aderenza alla terra» non è andata smarrita nemmeno con l’arte informale, che conserva una relazione con una duplice realtà: quella dei mezzi necessari per la realizzazione dell’opera e quella sulla quale l’artista forma tali mezzi. Sono ‘reali’ non soltanto gli oggetti sensibili, le materie utilizzate, ma anche lo spazio, la luce, i segni, le forme che l’artista traccia e imprime sulla tela.

17 gennaio - Nuova monografia del poeta e saggista molisano Antonio Crecchia: pubblicato "Il mondo poetico di RITA NOTTE"

Poeta, scrittore, storico, drammaturgo, saggista e ricercatore di tradizioni relative al suo paese d’origine (Tavenna), Antonio Crecchia, chiude egregiamente l’anno 2013 con la pubblicazione di un nuovo studio monografico: Il mondo poetico di Rita Notte (Ediemme - Cronache Italiane – Salerno, dicembre 2013).

Scrittrice e poetessa nativa di Castelpetroso, Rita Notte, figlia d’arte, già docente di Lingue e Letterature Straniere negli istituti superiori, risiede a Isernia. Ha al suo attivo la pubblicazione di quindici volumi, tra prose e poesie, oltre alla paternità di due canzonieri, depositati presso la SIAE. Definita da Crecchia “un’artista della parola”, ha cominciato a pubblicare in sordina con l’avvento del XXI secolo, nella pienezza della sua formazione intellettuale e professionale, della maturità, della coscienza di sé e delle proprie potenzialità creative ed espressive. “Una scelta oculata – si legge ancora nella presentazione - per dire che sì, ella è figlia del XX secolo, ma sul piano della cultura e della letteratura si stacca e si differenzia totalmente da esso, proponendo una nuova scrittura, un nuovo orientamento alla sensibilità poetica, un nuovo profilo ai valori che presiedono le potenzialità affettive, cognitive e relazionali dell’individuo proiettato in una dimensione in rapida e costante evoluzione verso obiettivi da raggiungere senza fretta, senza l’assillo di cogliere la palma della vittoria letteraria da sventolare ai quattro venti. Un caso letteraio, dunque, tutto da scoprire, incoraggiare e valorizzare.

Il volume curato egregiamente da Crecchia (208 pagine), in bella veste tipografica, è stato realizzato non solo con la massima cura  da EDIEMME per quanto riguarda il lavoro redazionale ma anche con la scelta di materiali di prima qualità per interno e copertina - plastificata - e optando per l'allestimento con cucitura a filo refe. A Termoli è reperibile nell’edicola di Piazza del Papa; a Isernia nella Nuova Libreria Diocesana (Piazza Andrea d’Isernia)

14 GENNAIO 2014 - Termoli: Prima rassegna d'arte contemporanea "ADOTTA UN ARTISTA" 2014

Giovedi 16 gennaio 2014, alle ore 15,30 negli spazzi dell’Atelier Verrilli, conferenza stampa della Prima rassegna d’arte contemporanea “ADOTTA UN ARTISTA” 2014.

La collettiva di arte contemporanea promossa dall’associazione artistica campana ACCADEMIA libera l’arte e ospitata dall’ATELIER VERRILLI di Termoli sarà inaugurata domenica 19 gennaio alle ore 18.00 in via Montecarlo n°7/9 - Termoli (CB) curata da Lina Boffa e Igor Verrilli (artisti).

 

Un evento nell'evento al quale partecipano gli artisti in esposizione e ospiti speciali.

Dal 19 gennaio al 2 febbraio 2014. Tre domeniche impegnative, creative e costruttive.

Questo costituisce il primo appuntamento di un progetto finalizzato alla valorizzazione ed alla promozione delle nuove e non solo generazioni di ARTISTI e CURATORI MOLISANI, con lo scopo di sostenere la giovane arte contemporanea e di offrire un’opportunità a quei giovani e meno giovani che vogliono iniziare o consolidare un percorso professionale nel mondo dell’arte.
L’obiettivo è creare sinergie per l’avvio di nuovi percorsi comuni fra arte e critica.

Sarà il punto di contatto tra due carriere che spesso rimangono isolate. Un’esibizione che unisce l’arte alla critica, creando una fusione di creatività.

Gli artisti in mostra avranno la possibilità di essere adottati da un critico, storico ecc. e seguiti durante la permanenza della mostra.

IL Curatore (Critico, Amatore, Gallerista, Storico dell’arte) avrà il compito di adottare uno o più artisti.

Artisti in mostra

Marisa Amorosa, Gianni Antonioli, Marina Berardis, Carla Cieri, Carma, Basso Caruso, Antonio Natale Di Maria, Vincenzo Frisco, Paolo Emilio Greco, Catlotta Licursi, Vincenzo Mascia, Renato Marini, Dora Mazzuto, Pina Mennello, Nunzio Miale, Raffaella Pagliarulo, Piero Perrino, Angela Santoro, Carmine Santoro, Carmine Truglia.

I critici che adotteranno sono: Antonietta Caruso, Antonio Narducci e Lia Ruggero.

Le opere degli artisti resteranno in mostra per 15 giorni presso l’Atelier,durante il quale sono previsti incontri interattivi di artisti, critici, giornalisti, curatori e chiunque voglia cimentarsi nel campo dell’arte.                                                                                                                                Saranno momenti d’incontro aperti alla conoscenza e alla scoperta dell’attualità artistica molisana. In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo online contenente, oltre a un testo introduttivo di Lina Boffa, artista e curatore della mostra, i contributi dei critici presenti, le immagini delle opere in mostra e la biografia degli artisti partecipanti.                                                                                              Partirà a marzo la seconda edizione di ADOTTA UN ARTISTA 2.......sono aperte le iscrizioni.